luca paolini Gand-Wevelgem

Domenica 31 marzo si corre un’ altra classicissima del nord. La Gent-Wevelgem, giunta alla sua 81a edizione. Questa corsa di recente ci ha regalato grandi emozioni.

Pioggia, vento, le gambe che chiedono pietà ad ogni pedalata nonostante la testa imponga loro di andare avanti. Il 29 marzo 2015, la Gand-Wevelgem assume le sembianze dell’inferno.

Luca Paolini, però, sembra non sentire la fatica. O meglio la sente, ma la ignora. Lo fa perché vuole vincere, più di ogni altro, nonostante le difficoltà della corsa lo costringano a cambiare la bici per due volte.

In carriera si è tolto qualche soddisfazione, una tappa alla Vuelta nel 2006, una al Giro d’Italia nel 2013, con tanto di quattro giorni in maglia rosa. Ma Paolini ha scritto le sue pagine più importanti nel ciclismo come gregario di lusso, soprattutto per Paolo Bettini che lo può ringraziare per molti dei suoi successi, uno su tutti la Milano-Sanremo del 2003.

Lo chiamano “il Gerva”, per la somiglianza con il personaggio di Gervasoni nella gag “Gli svizzeri” del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo. Un tipo che sta al gioco, che ama la battuta, ma quel giorno, sulle strade fiamminghe, non ha voglia di scherzare.

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Il forte vento laterale rende quasi impossibile rimanere in sella. Al traguardo si avvicinano in 39 sui 199 partiti, quasi dei sopravvissuti. Sulla carta l’unica difficoltà, nel senso di salita, è il Kemmelberg, un chilometro con punte del 23% a circa 40 chilometri dal traguardo. E’ sulla discesa successiva che Paolini rientra sul gruppo dei migliori. In testa, da solo, c’è il belga Roelandts, ma viene ripreso, nel gruppetto dei contrattaccanti ci sono corridori che sanno andar forte, come il britannico Geraint Thomas e l’olandese Nicki Terpstra. Se vuole vincere, Paolini deve vedersela soprattutto con loro due. Così quando Terpstra parte, “il Gerva” è pronto a riportarsi sotto insieme a Thomas e una volta rientrato, a cinque chilometri dal traguardo, scatta.

 

Un colpo secco, l’attimo giusto per sorprendere tutti e non farsi prendere più. Paolini vince così la prima “classica” a 38 anni. E’ il punto più alto della sua carriera. Nel luglio del 2015 verrà trovato positivo a un controllo antidoping e di fatto, nonostante sconti una squalifica lunga 18 mesi, la sua storia in bicicletta come professionista finisce.

Nonostante i tentativi di trovare di nuovo una squadra nessuno gli apre più la porta, e il “Gerva” decide di cambiare strada. Nel 2017 rileva, insieme ad alcuni soci, uno storico bar di Como e inizia una carriera da imprenditore.

Ma chi ama il ciclismo e ha passato anni a pedalare non può smettere di colpo, la bicicletta resterà sempre una parte della vita, anche quando la pioggia e il vento vorrebbero buttarti giù, ma tu continui a pedalare. Come questo Luca Paolini, quel giorno alla Gand-Wevelgem.

 

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