zanini amstel gold race

Tra le classiche del nord, l’Amstel Gold Race è quella che ha meno storia. I numeri parlano chiaro, è stata disputata per la prima volta il 30 aprile 1966, quasi una nipotina in confronto alla decana Liegi-Bastogne-Liegi, la prima grande classica nata nel 1892.

Eppure la corsa olandese con il nome che profuma di birra (dal nome dello sponsor) ha poco da invidiare alle altre, sia per le insidie del percorso, sia per lo spettacolo che puntualmente offre.

Per gli italiani, poi, quella bottiglia di birra diventa subito amara e indigesta, quasi un’ossessione. Per trenta lunghi anni sulle strade della Vallonia non sventola mai il nostro tricolore.

Ci va vicino Francesco Moser, secondo nel 1978 e preceduto dal padrone di casa Jan Raas (vincitore cinque volte della corsa e ancor oggi primatista assoluto), poi dal 1991 al 1995, arriva una sfilza di secondi posti: Fondriest, Bugno, Cenghialta e Cassani. Non è aria, almeno fino al 1996, anno in cui la maledizione si interrompe.

La firma porta la calligrafia precisa di Stefano Zanini, corridore di Varese, buon velocista, già vincitore di una tappa al Giro d’Italia.

Non è il favorito, quel 27 aprile. I pronostici quotano la vittoria di Johan Museeuw, ma ci sono anche campioni del calibro di Miguel Indurain, Bjarne Riis, Rolf Sorensen, mentre le speranze italiane sono risposte nella classe dei due toscani Michele Bartoli e Franco Ballerini.

A Zanini non importano i pronostici. Quel giorno ha l’energia giusta nelle gambe, così quando lo svizzero Beat Zberg scatta sulla salita dell’Halembaye, lui lo segue. Davanti ci sono tre corridori, il danese Sorensen e gli italiani Missaglia e Peron. Hanno 35 secondi di vantaggio.

Zberg va forte, ma Zanini di più. Così scatta, lo lascia sul posto e va a riprendere i tre davanti. Quando li raggiunge è un treno in corsa, non ci pensa troppo e scatta ancora. Sembra che tutto accada in un attimo, invece Zanini si ritrova con 60 metri di vantaggio, solo, involato verso il traguardo di Maastricht: una vittoria meravigliosa.

Dopo, arriveranno altri sei successi italiani all’Amstel Gold Race, da Bartoli nel 2002 fino all’ultimo acuto di Gasparotto nel 2016. Niente male, vista la media dei primi trent’anni all’Amstel, ma forse tutto questo non sarebbe stato possibile se Stefano Zanini non avesse stappato per primo quella bottiglia di birra maledetta.

 

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