zabel freire milano sanremo

Ogni anno, il 20 marzo è la giornata mondiale della felicità. In quel 2004, felicità era tagliare il traguardo a braccia alzate, assaporando l’attimo fuggente della vittoria, la posa per un’immagine perfetta. Immagini e ricordi che Erik Zabel aveva collezionato molte volte in carriera. Ma c’era ancora spazio, c’erano ancora giga disponibili, per caricare altri video e foto, con didascalia Milano-Sanremo.

Una corsa che il poderoso velocista tedesco aveva fatto sua già quattro volte tra il 1997 e il 2001, l’unico in grado di riportare l’egemonia nell’albo d’oro dopo i sette successi del “cannibale” Eddy Merckx a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Quel 20 marzo 2004 sembra tutto scritto. I pronostici dicono che si arriverà in volata e le opzioni non sono molte: Zabel è il più forte e deve tenere d’occhio solo un altro sprinter, Alessandro Petacchi. “Alejet” non ha ancora vinto una Sanremo in carriera (lo farà l’anno successivo) e la vuole fortemente, ha una squadra fortissima, un treno veloce pronto a lanciarlo verso l’arrivo.

La corsa è come sempre nervosa e incerta, lunga, infinita. Dekker e Weseman provano a infiammarla sulla Cipressa, mentre in discesa tenta di uscire dal gruppo il ligure Celestino che cerca gloria sulle strade di casa. Niente da fare.

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Due probabili protagonisti come Bartoli e Rebellin cadono, mentre sul Poggio è Paolo Bettini, altro grande specialista delle classiche, a tentare il colpo. Ma non è aria. Le squadre dei velocisti sono in giornata, in particolare quella di Petacchi che non abbandona mai le prime posizioni del gruppo.

Le indiscrezioni sono rispettate, sarà sprint per gruppo compatto. Non sono bastati 294 chilometri, si deciderà tutto sul traguardo di via Roma, fino all’ultimo metro, anzi centimetro.

Guido Trenti tira la volata a Petacchi, si sposta ai duecento metri dal traguardo, “Alejet” parte, ma non fa il vuoto, Zabel gli ha battezzato la ruota, lo supera in scioltezza e si invola verso la vittoria. Guarda avanti, nella sua testa ha vinto, si alza per celebrare in modo impeccabile la sua quinta vittoria nella prima classica monumento della stagione… Errore grave, imperdonabile, perché alla sua destra Oscar Freire Gomez non molla e nell’istante in cui il “tedescone” toglie le mani dal manubrio, azzanna l’asfalto con un colpo di reni da predatore.

Lo spagnolo sbuca come un fantasma e vince. Zabel rimane con l’urlo spezzato in gola, sospeso a metà, come la sua foto ricordo della Milano-Sanremo del 2004, quella del “pokerissimo” che non arriverà mai. Quella della giornata mondiale dell’infelicità, la frustante sensazione del favorito che perde a un metro dal traguardo. Un centimetro dalla gloria.

fotocredits (velonews)

 

Con i suoi 298 chilometri, la Milano Sanremo è la più lunga corsa di 1 giorno. Il record di vittorie appartiene a Eddy Merckx ( 7 successi in 10 partecipazioni)  i cui successi sono stati sublimati nel nuovo modello Eddy Merckx Sanremo 76 , 76 come l’anno della sua ultima vittoria

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