Frank Vandenbroucke wins Liege-Bastogne-Liege in 1999
Frank Vandenbroucke wins Liege-Bastogne-Liege in 1999

Chi non l’ha visto, non può capire. Chi l’ha visto, non potrà mai dimenticarlo. Frank Vandenbroucke è stato l’essenza del talento. Un uomo nato per essere un ciclista. Troppo forte, ma allo stesso tempo infinitamente fragile.

Si sentiva bene solo in bici, con il vento in faccia e le emozioni della corsa, in quei momenti era il vero Vé-Dè-Bè, un corridore che ti faceva innamorare solo a guardarlo. Il suo mondo era lì, anche quando era finito ai margini del gruppo, offuscato dalle ombre del doping, i problemi di droga e la depressione. In quel momento era arrivato anche a disputare una corsa amatoriale in Italia con il nome di Francesco Del Ponte e sul cartellino la foto di Tom Boonen, anche se non aveva scelto né il nome (in belga la traduzione esatta del cognome sarebbe stata “Del Pantalone”), né la foto. “Non avrei mai scelto quella di Tom”, ha raccontato dopo.

I suoi demoni non lo hanno mai mollato, eppure c’è stato un momento in cui Frank ha strabiliato gli appassionati di ciclismo e non solo. La sublimazione di quell’attimo è certamente la Liegi-Bastogne-Liegi vinta con la classe e la padronanza di un fenomeno. Non era stata un’illusione. Di fenomeno si trattava davvero. Un campione che però riusciva a domare più facilmente le salite e le discese della strada, rispetto a quelle del proprio umore.

Quel 18 aprile 1999 Vandenbroucke firma la corsa con l’autografo del fuoriclasse. Dichiara che piazzerà l’attacco decisivo sul Cote de Saint-Nicolas, e mantiene la promessa. Prima però parte sulla celebre Redoute, facendo vedere al favorito Michele Bartoli di poterlo battere come e quando vuole. Il corridore toscano ha vinto le due edizioni precedenti e insegue una storica tripletta, ma non sembra avere le gambe giuste. Il gruppetto dei favoriti riprende Vandenbroucke e quando arriva il Saint-Nicolas è il compagno di squadra di Bartoli, Paolo Bettini, a tentare l’attacco. Il “grillo” piazza un bello scatto, ma non fa la differenza. Dietro di lui spunta la sagoma del campione olandese Michael Boogerd e a ruota chi c’è? Vandenbroucke, certo, proprio lui. Quando i due scavalcano Bettini, Boogerd continua nel suo forcing, ma Vé-Dè-Bè lo salta e scatta ancora. Con la classe purissima del campione.

Si invola da solo verso il traguardo, ogni colpo di pedale è uno spettacolo, nessuno può prenderlo. Prima dell’ultima curva Frank si volta, vede gli avversari lontani, sono attimi meravigliosi, quelli per cui vale la pena vivere.

La vittoria del corridore belga resta scolpita nella storia della Liegi. Arriva da solo come i fuoriclasse. In fuga da tutti, ma non dai suoi demoni, che non lo abbandonano, fino al tentativo di farla finita nel 2007 e alla morte avvenuta in circostanze misteriose il 12 ottobre 2009, in un’anonima camera d’albergo a Daly, località balneare in Senegal.

Non doveva finire così la corsa di Frank Vandenbroucke, un fenomeno dall’animo fragile, ma dalla classe infinita. Uno… unico. E per questo chi l’ha visto correre non potrà mai dimenticarlo.

In questo 2019 fa il suo debutto nei pro con la Lotto Soudal Cameron Vandenbroucke, 20 anni e figlia primogenita di Franck. Cameron segue le orme dello sfortunato papà, morto a soli 35 anni. In bicicletta Cameron ha fatto vedere buone cose, anche se lei stessa ammette di avere ancora tutto da imparare.

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