fiorenzo magni giro delle fiandre

Il “Leone delle Fiandre”: Fiorenzo Magni veniva chiamato così. Un soprannome guadagnato sulla strada, perché là dove c’erano solo o quasi bandiere del Belgio, lui ha dipinto il tricolore italiano.

Dal 1913, anno in cui è nato il Giro delle Fiandre, soltanto un corridore non belga era riuscito a imporsi, lo svizzero Heiri Suter, nel 1923. Una corsa fatta di muri ripidi e tratti in pavé insidiosi, adatta a corridori veloci, ma in grado di sopportare la fatica a lungo: insomma, quando il giornalista Karel Van Wynendaele l’aveva ideata, probabilmente aveva pensato al modo dei belgi, e in particolare dei fiamminghi, di interpretare il ciclismo. Poi, a scrivere una nuova storia, arrivò lui: il campione di Vaiano, paesino simbolo di ciclismo e Toscana.

E’ il 1949, e Magni è “il terzo uomo”, l’unico in grado di ritagliarsi uno spazio in mezzo alla rivalità tra i giganti Coppi e Bartali, in un’Italia che cerca proprio negli eroi della bici i simboli positivi per dimenticare le fresche e atroci ferite della seconda guerra mondiale. L’anno prima il corridore toscano aveva già provato l’impresa al Fiandre, ma era tornato dal Belgio solo con tanta fatica sulle gambe e la forcella della bici rotta. Così la sua squadra, la Wilier Triestina, gli aveva detto chiaramente che se avesse voluto ritentare in Belgio, avrebbe dovuto farlo pagando di tasca propria.

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Nel 1949, appunto, Magni sale sul treno per Gand insieme al suo gregario fidato Tino Ausenda.  I due partono all’avventura, pronti a vivere una corsa durissima senza assistenza meccanica né rifornimenti. L’unico aiuto che il toscano ottiene è una borraccia di tè zuccherato a 80 chilometri dal traguardo. Gliela passa un amico del titolare dell’albergo in cui alloggia.

 

 

Sembra impossibile arrivare alla vittoria, invece Magni parte subito bene e dopo essere rimasto in un gruppetto di fuggitivi, approfitta di un tratto di pavé per scattare: è solo. Spinge sui pedali con tutta la forza che ha, i cerchioni di legno sono pesanti, ma aiutano a sopportare le difficoltà delle sconnesse strade fiamminghe. Pedala Fiorenzo Magni, e non si ferma nemmeno quando a 15 chilometri dall’arrivo un drappello di corridori lo raggiunge. Li studia, riprende fiato e fa respirare le gambe per poi scatenare la potenza nella volata finale. Nessuno è in grado di superarlo, Fiorenzo Magni vince il Giro delle Fiandre 1949, è il primo italiano della storia a riuscire nell’impresa. Ma non è ancora niente, al cospetto di quel che verrà…

Nei due anni successivi “il terzo uomo” vince ancora e diventa il “Leone delle Fiandre”, l’unico corridore ad aver vinto la corsa per tre anni consecutivi. Unico allora. E oggi è ancora così. Per sempre Magni: Leone delle Fiandre.

Ecco la meravigliosa intervista concessa da Fiorenze Magni all’ ente di promozione turistica delle Fiandre

 

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